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Catania Bene Comune: Società partecipate, folle la svendita. Gestione pubblica creerebbe ricchezza per il Comune

Il Piano sulle società partecipate del Comune di Catania redatto dalla giunta e ora in discussione in Consiglio Comunale, in totale continuità con l’amministrazione Stancanelli, è orientato esclusivamente a un risparmio della spesa pubblica e continua a non cogliere la fondamentale importanza dei servizi pubblici locali per la città.

È insensato che le grandi multinazionali private tentino in tutti i modi di accaparrarsi il controllo dei servizi locali, oggi pubblici, mentre le amministrazioni tentano in ogni modo di sbarazzarsene con svendite, ridimensionamenti, future cessioni. I margini di profitto privati ai quali ambiscono le aziende private sono gli stessi che potrebbe avere l’amministrazione comunale attraverso una gestione oculata e partecipata, una ricchezza collettiva che non possiamo farci scippare.

È demenziale anche il discorso, più volte ripetuto, che la gestione privata dei servizi funziona meglio. A distanza di vent’anni dai processi di privatizzazione possiamo constatare con sicurezza quanto, col privato, siano aumentate le tariffe, sia diminuita la qualità dei servizi, si siano escluse tragicamente le persone meno abbienti dall’accesso a tali servizi. Inoltre l’azienda privata non è un argine alla corruzione e alle clientele, come dimostra la cronaca giudiziaria degli ultimi anni.

Il Piano sulle società partecipate del Comune di Catania prevederà una riduzione dei costi di ogni società partecipata di cui è determinato il mantenimento. Multiservizi, i cui 510 lavoratori sono già in contratto di solidarietà, dovrà tagliare 400mila euro dal proprio bilancio e altri tagli saranno determinati dal nuovo contratto di servizio, proprio mentre la città ha un bisogno disperato di manutenzione ordinaria e straordinaria. Sostare dovrà invece tagliare il 20% delle proprie spese oltre a 100mila euro di costi di gestione. AMT dovrà tagliare 400mila euro e ulteriori somme dopo il previsto accorpamento con Sostare.

La Società Asec Trade che in questo momento frutta milioni di euro al Comune di Catania viene svenduta, mentre della società che è proprietaria della rete del gas comunale, Asec, viene svenduto il 49%. Società queste ultime che per bocca dell’amministrazione erano fino a qualche mese fa “galline dalle uova d’oro”. Non sono oggi calcolabili le ripercussioni occupazionali che avrà questo piano e le determinazioni a esse conseguenziali ma è certo che tali tagli e svendite non potranno non coinvolgere anche i centinaia di lavoratori che oggi sono assunti dalle partecipate del Comune di Catania. È invece prevedibile la ricaduta che questo piano avrà sulla vita delle/dei catanesi, deprivati di loro beni, di loro risorse, al solo scopo di fare cassa e di fare qualche favore a potenziali acquirenti.

Le aziende partecipate del Comune, in primis SIDRA che gestisce l’acqua pubblica, non solo non devono essere svendute ma deve essere prevista la loro sottrazione alle regole del mercato, attraverso la costituzione di aziende speciali di diritto pubblico che, così come succede già a Napoli, permettano una gestione davvero pubblica, trasparente e partecipata. L’acqua, i beni comuni, i servizi locali, così come stabilito dal Referendum del 2011, devono rimanere pubblici e devono essere gestiti come beni comuni della collettività.

Il Piano dell’amministrazione non fa altro che depotenziare, privatizzare, o procrastinare la privatizzazione a quando “il quadro normativo sarà più chiaro” mentre i servizi pubblici locali potrebbero essere una grande opportunità occupazionale ed economica per la città di Catania. È evidente che bisogna distruggere i sistemi di clientele, prebende, regalie che hanno accompagnato la storia delle società partecipate di Catania (in ultimo le vicende del bando di addetto stampa di AMT e di Asec Trade), ma tutto questo va fatto dentro la gestione pubblica e attraverso la possibilità di far partecipare i cittadini alla gestione delle partecipate. Un controllo, questo, che diventerebbe impossibile se entrasse il privato.

Catania Bene Comune monitorerà l’implementazione del piano delle partecipate e promette una forte mobilitazione contro ogni tentativo di privatizzazione e di svendita del patrimonio pubblico, dei beni comuni.

 

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